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Distanziamento sociale: impariamo dagli animali! ›
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25.01.21 – Giacomo Grisafi
Il 2020 è stato un anno particolare, in cui gran parte della ricerca scientifica ha inevitabilmente posto i riflettori sulla ricerca virologica. Ma è stato davvero un anno dedicato esclusivamente al SARS-CoV-2? Assolutamente no! Tutti coloro che hanno lavorato sul coronavirus meritano un grandissimo riconoscimento, ma in questo articolo vogliamo dare spazio a tutte quelle storie "non covid" che hanno riguardato l'anno da poco concluso e che ci hanno strappato un sorriso.
Piccolo spoiler? Si tratta di ricerche scientifiche con protagonisti gli animali.
La prima delle nostre 5 storie non covid del 2020 riguarda i topi, su cui sono stati pubblicati negli anni tantissimi studi e sui quali è probabilmente ora di accantonare definitivamente la nostra visione di sporchi parassiti portatori di malattie. Queste creature sono infatti più vicine a noi di quanto vorremmo ammettere. Uno studio condotto nel 2020 da un team di ricercatori olandesi ha scoperto come i ratti rinuncino al loro cibo preferito se nel raccoglierlo rischiassero di causare dolore a un altro topo, anche sconosciuto. Nell'esperimento i topi, addestrati a raccogliere un dolcetto premendo una di due leve, hanno preferito scegliere quello meno gustoso quando si sono accorti che, scegliendo il preferito, un altro topo riceveva una lieve scossa elettrica.
Questo comportamento altruista è stato mostrato dalla maggior parte dei topi. Proprio come accade con le persone, anche i topi mostrano diversi livelli di risposte "empatiche". Alcuni topi hanno infatti scelto di non selezionare nessuna delle due leve, mentre altri hanno continuato a scegliere il dolce preferito. L'imaging del cervello dei ratti ha dimostrato come abbiano la stessa regione del cervello associata all'empatia degli esseri umani. Questa contiene neuroni specchio emotivi, che mappano il dolore sperimentato da un altro topo sui neuroni del dolore del topo testimone. Quando l'attività in questa regione viene ridotta, i ratti cessano di azionare la leva che provoca il disagio del loro simile.
Questo comportamento nei topi ci mostra come il comportamento di avversione al danno sia profondamente radicato nella biologia tanto del nostro cervello quanto di quello di altri animali. In definitiva, l'esperimento potrebbe aiutarci a capire come si sviluppa (o non si sviluppa) l'empatia nelle persone, oltre a mettere a tacere qualche diceria sui topi e sul loro presunto egoismo.
I pinguini del Capo (noti anche come pinguini africani) sono conosciuti anche per i loro tipici richiami, che eseguono "ragliando" come asini.
Uno studio pubblicato a febbraio dello scorso anno ha scoperto come le loro vocalizzazioni seguano alcune delle regole che si ritrovano anche nel linguaggio umano. Analogamente alle persone, i pinguini del Capo preferiscono suoni più brevi rispetto a quelli lunghi, anche se devono trasmettere informazioni complesse ed elaborate.
Il risultato di questo studio indica come possano esserci elementi di comunicazione simili a tutto il regno animale. In generale, le vocalizzazioni che gli animali usano per comunicare mancano di molte caratteristiche viste nel linguaggio umano, come la sintassi e la semantica, ma ci sono prove di alcuni primati, come scimpanzé e macachi, che obbediscono ad alcune delle stesse regole che governano il linguaggio umano. I pinguini del Capo sono i primi animali oltre ai primati che sembrano seguire alcune leggi della linguistica umana.
Il 6 agosto 2020 è nato il primo cavallo di Przewalski (una razza di cavallo nota anche come pony della Mongolia) clonato con successo presso una struttura veterinaria con sede in Texas, come risultato degli sforzi congiunti tra Revive & Restore, San Diego Zoo Global (SDZG) e ViaGen Equine. Il puledro è stato affettuosamente soprannominato Kurt in onore del dottor Kurt Benirschke, un noto animalista, ed è tanto adorabile quanto fondamentale per ripristinare la diversità genetica della sua specie.
I cavalli di Przewalski, considerati l'ultima specie di cavalli veramente selvaggia, hanno subito un rapido declino tra l'inizio e la metà del 1900, tanto che negli anni '50 ne erano rimasti solo 12 esemplari. Grazie a programmi di allevamento attenti e intensivi, i cavalli sono tornati a numeri significativi, arrivando ad oggi intorno ai 2.000 individui. Tuttavia, la sopravvivenza della specie non è totalmente fuori pericolo a causa di una rilevante mancanza di diversità genetica.
Da qui l'esigenza di far nascere Kurt, nato da una madre surrogata tramite una tecnica di clonazione interspecie che ha fuso il nucleo cellulare di una linea cellulare di uno stallone di Przewalski. La speranza è che Kurt possa accoppiarsi con successo, contribuendo alla diversità genetica della sua specie e, in definitiva, al futuro dell'innovazione nella conservazione delle specie.
Per la prima volta negli ultimi 150 anni un orso bruno è stato avvistato a inizio 2020 nel parco nazionale Invernadeiro, in Spagna. Una troupe impegnata nelle riprese di un film ha infatti rilasciato filmati che mostrano l'orso intento a pascolare e a sfregarsi contro gli alberi.
Gli orsi bruni sono specie protetta in Spagna dal 1973 e, sebbene siano ancora nell'elenco delle specie in via di estinzione, questo avvistamento indica come gli sforzi di conservazione stiano dando i loro frutti e come la popolazione di questo animale stia ricominciando a crescere.
Se mai un anno dovesse essere rappresentato da una mascotte resistente, sarebbe sicuramente il 2020. Ecco perché la nostra scelta per la mascotte 2020 sono i tardigradi e la storia del loro atterraggio sulla luna.
Quanti conoscono questi curiosi animali? I tardigradi sono un phylum di invertebrati famosi per la loro incredibile capacità di resistenza e resilienza. Caratteristiche che rendono questi animali quasi indistruttibili! Si sono infatti adattati a vivere in quasi tutti gli ambienti, dall'Antartico all'Himalaya, e sebbene tutti necessitino di acqua per crescere e riprodursi, quando l'acqua scompare, alcune specie entrano in uno stato di quasi disidratazione chiamato anidrobiosi. In questo stato metabolicamente inattivo, possono sopravvivere a qualsiasi condizione estrema tra cui congelamento, calore estremo, irradiazioni, immersione in solventi organici e persino il vuoto dello spazio!
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