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19.04.21 – Giacomo Grisafi
Come abbiamo visto in uno dei nostri precedenti articoli, molte creature delle profondità marine sono bioluminescenti. Tra queste, vi è anche la più grande di tutte: lo squalo zigrino (Dalatias licha), che con i suoi quasi due metri di lunghezza è in assoluto il più grande vertebrato luminescente ad oggi conosciuto, tanto da essersi guadagnato il soprannome di "grande squalo luminoso".
Ma lo squalo zigrino non è l'unico squalo dotato di questa caratteristica; in uno studio recente infatti, il team di biologia marina diretto da Jérôme Mallefet ha esaminato ben tre specie di squali bioluminescenti, documentandone per la prima volta la luminescenza: lo squalo zigrino, lo squalo lucifero (Etmopterous lucifer) e lo squalo lanterna meridionale (Emopterus granulosus). Attualmente, questi squali sono le più grandi creature bioluminescenti conosciute.
La bioluminescenza, come sappiamo, è quel fenomeno naturale per cui alcuni organismi viventi sono in grado di emettere luce attraverso particolari reazioni chimiche. La bioluminescenza degli squali non è una novità, dato che è stata descritta per la prima volta all'inizio del diciannovesimo secolo. E non è nemmeno un fenomeno raro, visto che secondo gli esperti circa il 10% delle specie di squali è in grado di produrre luce mediante bioluminescenza.
I più importanti e, come detto, i più maestosi sono lo squali zigrino, lo squalo lucifero e lo squalo lanterna meridionale. Tre specie che vivono nella cosiddetta "zona crepuscolare" dell'oceano, la porzione di mare che si estende tra i 200 e i 1000 metri di profondità, dove la luce solare non può arrivare.
Oltre ad essere estremamente affascinanti, il motivo per cui alcuni squali hanno sviluppato nel corso della storia caratteristiche bioluminescenti pare dovuto ai diversi vantaggi evolutivi che queste comportano.
Gli scienziati hanno infatti scoperto come gli squali usino spesso la loro bioluminescenza per mimetizzarsi e respingere potenziali predatori, oppure, al contrario, per avvicinarsi di soppiatto alle prede. Il bagliore blu che emettono gli consente di "rompere" la loro silhouette e apparire invisibili mentre nuotano nelle profondità oceaniche.
Non a caso, lo squalo zigrino esaminato dal team di Jérôme Mallefet conservava all'interno dello stomaco resti di altri squali. E questo nonostante si tratti di una delle specie di squalo più lente al mondo.
Guidati dal dottor Mallefet, il team di ricerca ha scoperto come la bioluminescenza di questi squali sia controllata a livello ormonale. È la melatonina infatti ad attivare e regolare la loro bioluminescenza. Tuttavia, i ricercatori non hanno saputo spiegare come gli squali bioluminescenti decidano di spegnere la loro luce quando non ne hanno bisogno. L'ipotesi è che questo "interruttore" possa essere gestito attraverso un percorso ormonale separato.
Un secondo studio condotto dal professor Gaku Mizuno e colleghi, fornisce invece la prova del fatto che gli squali utilizzano la celenterazina come substrato per la reazione luciferina-luciferasi nel loro sistema di bioluminescenza. Una scoperta che aiuta a meglio comprendere l'incredibile ed affascinante fenomeno della bioluminescenza negli organismi viventi.
La profondità marina è senza dubbio uno dei più grandi ecosistemi della Terra, eppure la maggior parte di esso rimane ancora oggi un mistero. Scienziati e ricercatori di tutto il mondo continuano ad indagarne le caratteristiche e le creature che vivono nelle sue profondità.
La ricerca in tal senso tuttavia è ostacolata dai mutamenti nell'oceano dovuti a stress ambientali e cambiamenti climatici. Con un po' di fortuna, più la ricerca scientifica riuscirà a catalizzare l'attenzione generale sulle affascinanti creature di questo ecosistema, come appunto gli squali luminescenti, più l'opinione generale darà priorità alla preservazione dell'oceano e delle sue meraviglie.
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