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Spettrometro Turner TD-20/20: dalle missioni spaziali ai laboratori Promega degli anni '90

22.03.21 – Giacomo Grisafi

Promega Lab Blog Spettrometro Turner 1

Entro la fine di quest'anno nel nostro campus di Madison (US) verrà inaugurato un nuovo edificio di ricerca sviluppo, grande oltre il doppio rispetto a quello attuale. Mentre si preparano al trasferimento nel nuovo edificio, gli scienziati di R&S ne stanno approfittando per fare un po' di pulizie di primavera, ripulendo decenni di storia scientifica ospitati in alcuni dei laboratori più vecchi. Meagan Eggers, Promega Strategic Information Partner, sta collaborando con i vari gruppi di ricerca per documentare e preservare tutti i "reperti storici" degni di nota rinvenuti nel Centro di Ricerca e Sviluppo.

Uno dei protagonisti di queste pulizie è sicuramente lo spettrometro Turner TD-20/20, protagonista tra gli anni 60 e gli anni 2000 di missioni spaziali e della ricerca bioluminescente Promega.

Turner TD-20/20: le missioni spaziali Gemini

Quest'anno vengono ricordati i 30 anni daIla scoperta, a scopi scientifici, della bioluminescenza (scopri le nostre iniziative per festeggiare questo evento). I nostri ricercatori hanno iniziato a studiare le proteine bioluminescenti all'inizio degli anni '90, quando uno degli strumenti più importanti in questo ambito era lo spettrometro Turner TD-20/20, utilizzato per misurare gli spettri di emissione di molti organismi diversi. Prima di giungere nei nostri laboratori tuttavia, questo spettrometro aveva fatto parte di un programma spaziale.

"Questo strumento era stato costruito allo scopo di effettuare misurazioni spettrali delle stelle", afferma Monika Wood, leader di Promega Bioinformatics Group. "Ne esistevano solo due, e mentre uno volava nelle missioni spaziali Gemini degli anni '60, l'altro, di back-up, sarebbe stato utilizzato nei laboratori Promega."

Promega Lab Blog Spettrometro Turner 2

Anche se lo spettrometro Promega, a differenza del fratellino, non è mai riuscito a lasciare la troposfera, è stato presto utilizzato per misurare la luminescenza delle lucciole. Dopo il suo ritiro dalla NASA, lo spettrometro è stato acquisito dal Dr. Howard Seliger, un professore della Johns Hopkins University che è stato uno dei primi pionieri della ricerca sulla bioluminescenza. Secondo quanto riferito, il dottor Seliger ha portato lo strumento in spedizioni sul campo in Giamaica e in molti altri siti, dove lo ha utilizzato per eseguire misurazioni spettrali in loco di coleotteri luminosi.

Dallo spazio ai laboratori Promega

Alla fine degli anni '80, il dottor Seliger si appresta a lasciare in eredità lo strumento a uno scienziato più giovane che per lui rappresentasse il futuro della ricerca sulla luminescenza; nel 1990 infatti, lo spettrometro finisce nelle mani del dottor Keith Wood, un ricercatore Promega che studiava l'uso di proteine bioluminescenti come reporter. Per i dieci anni successivi, questo spettrometro è stato utilizzato negli esperimenti sulla luciferasi che hanno portato allo sviluppo di prodotti come ChromaLuc ™ Reporter Vectors e Ultra-Glo ™ Luciferase.

"Bisognava essere in un ambiente completamente buio per poterlo usare", racconta Monika. "Ciò non era un problema nello spazio, ma quando lo strumento è stato utilizzato in Promega, veniva collocato in una stanza buia e ricoperto da una grande coperta di feltro nero, in modo da impedire alla luce di colpire in alcun modo lo spettrometro. "

Promega Lab Blog Spettrometro Turner 3

Da quanto si è potuto dedurre dai file dati ritrovati da Monika, lo strumento è stato dismesso intorno al 2000. Mentre i luminometri moderni, con il progresso tecnologico, offrono indubbiamente molti e più vantaggi rispetto al loro antenato, il vecchio strumento potrebbe ancora avere un punto di forza unico.

"Ho l'impressione che la sua sensibilità sia sempre rimasta all'altezza della situazione", dice Monika. "Non sono sicura che gli strumenti moderni siano migliori, dal punto di vista della sensibilità. Ma, come è normale che sia, è uno strumento manuale a bassissima processività. Ora disponiamo di strumenti moderni più semplici e veloci, che permettono throughput molto più ampi e che possono essere incorporati in processi automatizzati".

Il nuovo che avanza insomma, strizzando l'occhio a un passato mai dimenticato a cui in Promega siamo fieri di aver preso parte.

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