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07.11.25 – Articolo di Riley Bell, traduzione di Giacomo Grisafi
Cos’hanno in comune Halloween e la scienza? Entrambi ci invitano a guardare oltre ciò che appare. Halloween accende la curiosità per ciò che si cela nell’oscurità — le ossa, il sangue, le storie dimenticate che riaffiorano dal passato. Allo stesso modo, la scienza indaga l’invisibile, riportando alla luce i segreti dei defunti. Non con incantesimi, ma con la potenza dell’analisi del DNA. Scopriamo insieme tre momenti in cui la genetica moderna è stata in grado di svelare la storia, oltre il velo della leggenda.
Sotto un moderno parcheggio a Leicester, in Inghilterra, gli archeologi hanno rinvenuto ossa deformate dalla scoliosi e segnate dalle battaglie. Le prove del DNA non hanno avuto dubbi: erano le ossa di un re, Riccardo III. Ultimo sovrano d'Inghilterra appartenente alla casa di York, Riccardo III regnò dal 1483 al 1485. Raccontato da Shakespeare nell'omonima opera, viene ritratto come un tiranno ambizioso, astuto e spietato, disposto a tutto pur di ottenere e mantenere il potere.
Il DNA mitocondriale, corrispondente a quello di un discendente vivente della sorella di Riccardo, ha confermato l'identità del re, più di 500 anni dopo la sua morte. Oltre a risolvere un mistero reale, l'analisi genetica ha fornito un quadro più chiaro del monarca tanto denigrato: il suo aspetto, la sua statura e i suoi ultimi momenti, violenti come Shakespeare ci ha raccontato. La stessa tecnologia che ha identificato Riccardo III potrebbe un giorno rivelare il destino dei suoi nipoti, i "Principi nella Torre", legittimi eredi al trono, rinchiusi e assassinati nella Torre di Londra.
Per oltre un secolo, la tomba di un guerriero vichingo vicino a Birka, in Svezia, è stata considerata un perfetto esempio di sepoltura di un guerriero maschio. Armi, armature e due cavalli insieme al corpo. Tutto ciò che un combattente dell'epoca avrebbe potuto desiderare da una sepoltura. Tuttavia, il DNA ha raccontato una storia molto diversa. Lo scheletro, noto come Bj 581, apparteneva a una donna. La scoperta ha ribaltato le ipotesi di genere nella cultura vichinga confermando, allo stesso tempo, la loro natura "raminga". I resti della guerriera mostravano contaminazioni con tutto il mondo vichingo, dalle isole britanniche alla Scandinavia, fornendo il perfetto identikit di una vita trascorsa lontano da casa. IL DNA ha raccontato la sua storia, abbattendo secoli di pregiudizi.
Qualche anno fa, un team di scienziati ha rinvenuto una traccia di sangue reale nel caos della rivoluzione francese. Quando Luigi XVI finì sulla ghigliottina nel 1793, i testimoni raccolsero i suoi fazzoletti intrisi di sangue come simboli di ribellione. Più di due secoli dopo, i ricercatori hanno analizzato uno di questi cimeli, sperando di confermare che il DNA appartenesse a lui. Risposta affermativa, ma la questione non finì lì. Ulteriori studi hanno confrontato il materiale genetico del fazzoletto con il DNA di una testa mummificata, appartenuta probabilmente al re Enrico IV, antenato di Luigi. Quella che era iniziata come un'identificazione sicura si è quindi trasformata in una storia di profili Y-STR non corrispondenti e possibile infedeltà reale. Anche a secoli di distanza, domande su discendenza, lealtà ed eredità intorno alla casa dei Borbone continuano a non trovare risposte.
Sangue reale versato durante la rivoluzione, ossa rinvenute in un parcheggio e tumuli funerari, il DNA è diventato la voce dei defunti. Queste storie ci ricordano come la storia non venga mai veramente sepolta: è in ogni cellula, in attesa che la scienza la porti alla luce.
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