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Il nostro Maxwell® in Antartide per contrastare la diffusione dell'influenza aviaria 

10.06.24 – Articolo di Promega Corporation, traduzione di Giacomo Grisafi

Promega LabBlog - Il nostro Maxwell® in Antartide per contrastare la diffusione dell'influenza aviaria 1

A gennaio 2024 Antonio Alcamí e Ángela Vázquez, due virologi del Severo Ochoa Molecular Biology Center di Madrid, sono sbarcati in Antartide per studiare il virus dell'influenza aviaria. La loro missione? Monitorare 17.000 pinguini per studiare il virus e prevenirne la diffusione. Il nostro estrattore Maxwell® RSC 48 ha viaggiato con loro, estraendo gli acidi nucleici dai campioni.

Prima di occuparsi dei pinguini, i due virologi hanno confermato la presenza, per la prima volta in Antartide, del virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità (il sottotipo H5), a partire dalle analisi effettuate su due uccelli stercorari. Si tratta dei primi casi confermati nel continente antartico, fatto che dimostra come il virus dell’influenza aviaria si stia diffondendo nella regione attraverso gli uccelli migratori.

Questa scoperta ha dimostrato per la prima volta come il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità abbia raggiunto l’Antartide nonostante la distanza e le barriere naturali che lo separano dagli altri continenti. L’influenza aviaria aveva già raggiunto la regione antartica nell’ottobre scorso, quando è stata rilevata su gabbiani, stercorari, sterne, albatros, pinguini e fulmari meridionali. Nelle settimane successive si è poi diffuso tra i mammiferi antartici, provocando la morte in massa di elefanti marini e foche, e perfino di un orso polare per H5N1.

Ciò che il team di ricerca sta ora cercando di capire, è quanto il virus si sia diffuso tra i pinguini, e con quale patogenicità.

La base di ricerca in Antartide

L'Antartide è il continente degli estremi: è il più freddo, il più ventoso, il più arido, il meno popolato e il meno inquinato. Tra le varie isole che circondano il continente polare, Deception Island è una delle più particolari, perché popolata da basi di ricerca scientifica dipendenti dalle Forze Armate argentine e spagnole. È proprio su questa isola che Antonio Alcamí e Ángela Vázquez hanno allestito il loro laboratorio diagnostico.

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Il più delle volte, la ricerca scientifica in Antartide è lunga e macchinosa, perché i campioni raccolti vengono poi trasferiti ai laboratori di tutto il mondo. La possibilità di avere una stazione di ricerca in loco ha snellito e velocizzato il processo. "Sono pochissimi i paesi che hanno creato un laboratorio di questo tipo in Antartide", ha spiegato Alcamí. "Abbiamo il grande vantaggio di poter rispondere in tempi relativamente brevi alla domanda sulla presenza o meno un virus".

Lavorare così lontano dal loro laboratorio standard presenta però sfide inusuali come, osserva Ángela Vázquez, la distinzione tra aree pulite e aree contaminate, oltre alla gestione di spazi limitati. Il loro “ufficio” è situato in un luogo unico, nella caldera di un vulcano attivo e frequentato da 17.000 pinguini. “Sono molto gentili, curiosi e amichevoli. Quando sei là fuori, vengono sempre a vedere cosa stai facendo", racconta la ricercatrice.

I virus dell'influenza aviaria, noti come H5, si evolvono costantemente in nuovi ceppi, ma senza un'incidenza e un'aggressività particolari. Tuttavia, una trasmissione particolarmente rapida tra le popolazione selvatiche verificatasi tra Stati Uniti e America Latina, ha fatto drizzare le antenne della comunità scientifica.

In Argentina, uno dei paesi più colpiti, il virus dell'influenza aviaria ha già causato la morte di oltre 1.000 esemplari di leoni marini. Un numero simile è stato registrato in Brasile. I virologi sono ancora oggi convinti di come le probabilità di trasmissione del virus all'uomo siano molto basse, ma è bene notare come, nei rari casi in cui si sono verificate infezioni umane, il tasso di mortalità sia stato notevolmente elevato, con percentuali che vanno dal 40% al 50%.

Dopo diversi mesi di monitoraggio, gli aggiornamenti del team di ricerca portano notizie incoraggianti: “Abbiamo individuato pinguini infettati da influenza aviaria stagionale a bassa patogenicità, ma non dal virus H5N1, il più pericoloso”. Una scoperta che suggerisce come il virus possa essere gestito efficacemente se confinato all'interno di questo ecosistema isolato.

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