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27.04.20 – Giacomo Grisafi
Con il progressivo allentamento delle misure di lockdown imposte in Italia molti laboratori potranno finalmente riaprire, ma non senza delle misure che possano permettere il giusto distanziamento sociale tra i colleghi. Misure che i laboratori che effettuano ricerche sul coronavirus e che non hanno mai chiuso stanno già cercando di adottare da ormai diverse settimane.
Chi lavora nei laboratori sa benissimo come questi possano essere dei luoghi affollati, nei quali mantenere il distanziamento sociale per arginare il contagio può rivelarsi per nulla semplice. In questo articolo vi diamo alcuni consigli su come mantenere il distanziamento sociale all'interno di un laboratorio.
Anche noi di Promega infatti ci siamo trovati di fronte alle stesse problematiche, visto che alcuni dei nostri laboratori di ricerca e sviluppo sono rimasti attivi dall'inizio dell'emergenza per fornire il massimo supporto possibile a tutti i nostri partner che studiano, diagnosticano e sviluppano trattamenti per COVID-19. Tutto questo garantendo la massima sicurezza di tutti i dipendenti coinvolti, attraverso una serie di misure che ogni laboratorio può trovare utile adottare.
Far lavorare metà personale alla volta riduce il numero di persone presenti nel laboratorio e, di conseguenza, la possibilità che si diffonda un contagio. Per rendere la situazione un po' più divertente provate a dare dei nomi ai diversi team, come ha fatto il nostro dipartimento incaricato della produzione di massa che ha chiamato i due gruppi di lavoro "Team TAQuito" (produzione Taq Polymerase) e "Team R2T2" (produzione MMLV-RT). O come il dipartimento di chimica, che ha chiamato i due gruppi squadra blu e squadra oro. Quando la squadra blu è sul posto, nessun membro della squadra oro può accedere all'edificio.
Designare le porte di entrata e di uscita e le aree di pausa per ogni turno ed eliminare o ridurre al minimo lo spazio comune utilizzato dai diversi gruppi può aiutare a prevenire la diffusione del virus da un team di lavoratori ad un altro. Se possibile, definire ingressi e uscite dedicate per ogni gruppo di lavoro, in modo da evitare che membri di team diversi condividano le stesse aree, anche se in momenti diversi.
Tutti coloro che possono lavorare anche in remoto, continuino a farlo. In questo periodo abbiamo imparato tutti a conoscere i tantissimi software a disposizione per permettere a chi lavora da casa di restare connesso, tramite riunioni e chiamate, agli altri colleghi. Il nostro personale d'ufficio continua a lavorare da casa, ma anche alcune persone che lavorano in laboratorio possono farlo; nel nostro dipartimento di Biosciences per esempio, i chimici sono invitati a svolgere il loro lavoro di analisi da casa.
Se gli spazi di lavoro sono troppo ristretti, scaglionare gli ingressi. Accertarsi che le stanze buie, i laboratori a pressione negativa e le aree di laboratorio "calde" vengano utilizzate da una persona alla volta. Ciò richiede la comunicazione tra tutti i membri del laboratorio, così come quella tra laboratori di diversi reparti che condividono apparecchiature.
Quando due persone sono costrette a lavorare in prossimità, creare delle barriere. Le barriere vanno dai normali dispositivi personali come camici, guanti, maschere e occhiali di sicurezza, a sistemi come porte chiuse e divisori portatili. Potete ridisporre la strumentazione sui banconi per creare separazione.
Se non è già presente, creare uno spogliatoio all'interno del laboratorio. Un luogo asettico in cui togliersi scarpe e giacche per cambiarli con un camice da laboratorio, un diverso set di scarpe o magari degli zoccoli da laboratorio. Evitare in questo modo che il materiale usato all'esterno venga portato all'interno dell'area di lavoro.
Prima di lasciare il laboratorio, assicurarsi che tutti i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) prima citati, vengano scartati. Per lo stesso motivo per cui il materiale esterno non deve accedere al laboratorio, camici, guanti, maschere eccetera non devono mai lasciare il laboratorio. Una misura da adottare in qualsiasi circostanza, ma a maggior ragione in questa situazione di emergenza sanitaria.
Seguire le linee guida imposte dai CDC (Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) per la disinfezione delle superfici di laboratorio. Per superfici non sono da intendere solo il banco da laboratorio, ma anche maniglie delle porte, interruttori della luce, apparecchiature comuni, tastiere per computer, pipette e oculari per microscopio. Il suggerimento è di stabilire una routine e addestrare i membri del laboratorio a disinfettare le aree ad ogni fine turno, così come di avere una procedura in grado di far sapere, al successivo team di lavoro, che il laboratorio è stato correttamente sanificato.
Chiedere agli esperti di salute e sicurezza del vostro istituto di valutare il laboratorio e fornire raccomandazioni. Sapranno senz'altro dare indicazioni preziose per applicare il corretto distanziamento sociale all'interno del laboratorio.
Per ultimo, il consiglio più semplice e più banale, ma che non possiamo dimenticare. Il nostro Chief Medical Officer ci ricorda come il metodo di infezione numero uno sia di gran lunga "l'autoinoculazione" (trasporto di materiale infettante da un punto all’altro del corpo, effettuato dal malato stesso) o il contatto con il viso. Il che significa che il nostro metodo di prevenzione numero uno resta quello di lavarsi attentamente le mani.
Questi semplici accorgimenti possono aiutare il vostro laboratorio a mantenere il distanziamento sociale senza far calare la produttività. Quali misure sta adoperando il vostro laboratorio? O quali saranno le linee guida una volta finito il lockdown? Condividete questo articolo sui social per farcelo sapere!
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