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Genealogia Genetica Forense: come funziona e perché aiuta a chiudere i Cold Case 

30.01.23 – Articolo di Riley Bell, traduzione di Giacomo Grisafi

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La rapida crescita della genealogia genetica investigativa l'ha resa una branca scientifica fondamentale nella risoluzione dei Cold Case.

Ma cos'è la genealogia genetica? La genealogia genetica si occupa degli studi di parentela e consanguineità di diversi soggetti a partire da campioni di DNA. Utilizzata inizialmente per fini unicamente di ricerca, è stata nel tempo inclusa in ambito forense-investigativo fino a diventare uno degli strumenti più importanti delle indagini investigative.

Genealogia Genetica: Come funziona?

Durante le indagini criminali, le forze dell'ordine analizzano in laboratorio campioni di DNA prelevati sulla scena del crimine, confrontandoli con i database a disposizione. Questi però, includono solo il DNA di persone con precedenti penali, rendendo la coincidenza con il DNA prelevato molto difficile.

Ed è qui che entra in gioco la genealogia genetica, in grado di calcolare le relazioni e il grado di parentela di due o più soggetti con un approccio basato su algoritmi e software bio-statistici, che permettono di rintracciare il grado di parentela anche oltre il secondo o il terzo grado. I software a disposizione possono ricostruire un vero e proprio albero genealogico a partire da un campione di DNA prelevato sulla scena del crimine, a prescindere dalla sua presenza nei database nazionali.

Genealogia Genetica, Cold Case e il problema etico

La genealogia genetica è una preziosa alleata nei cosiddetti Cold Case, casi irrisolti che appartengono al passato, e che proprio grazie a questa tecnica scientifica possono trovare soluzione anche a distanza di decine di anni. Si tratta di situazioni in cui sono ancora disponibili reperti biologici appartenenti al colpevole, dai quali però le tecniche rudimentali non permisero all'epoca di risalire all'identità.

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È il caso per esempio del Golden State Killer, accusato negli Stati Uniti di aver commesso 15 omicidi, 50 stupri e un numero imprecisato di rapine tra il 1974 e il 1986. L'uomo è stato indentificato nel 2018 proprio grazie alla genealogia forense, a distanza di quasi 50 anni dai crimini commessi.

Ma per quanto diventata un pilastro delle indagini investigative, l'utilizzo della genealogia genetica in ambito forense lascia aperto un importante dibattito etico soprattutto negli Stati Uniti, dove se ne fa un largo uso. I software di cui si avvalgono le forze dell'ordine per le loro analisi infatti, sono gestiti da società private. Questi software conservano informazioni riguardo al DNA di migliaia di persone, aprendo un importante tema sulla tutela della privacy, non sempre garantita quando poi le forze dell'ordine attingono a questi database per le loro indagini.

Il problema è sorto, per esempio, nel caso di William Talbott II, accusato di aver ucciso una coppia di giovani canadesi proprio grazie alla genealogia forense, a oltre trent'anni di distanza dai fatti. Per risalire al colpevole, la polizia americana confrontò il DNA del soggetto ignoto con soggetti della popolazione locale scelti in modo casuale, arrivando all'identificazione di una persona che, grazie ai calcoli della genealogia forense, apparteneva allo stesso ceppo familiare dell'ignoto. Una volta ottenuta questa informazione, la polizia cominciò a indagare sulla famiglia di questa persona, arrivando all'identificazione di Talbott II, un cugino di secondo grado il cui DNA corrispondeva perfettamente con quello ritrovato sulla scena del crimine anni prima.

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In questo caso, la difesa cercò di screditare l'ipotesi di accusa proprio facendo perno sulla violazione della privacy dei soggetti sottoposti all'indagine, spesso a loro insaputa. L'istanza venne respinta, ma aprì le porte a un problema etico con cui le indagini americane sono oggi costretti a confrontarsi.

Genealogia Genetica in Italia, il caso di Yara Gambirasio

In Italia la genealogia genetica non è ancora sfruttata al massimo del suo potenziale, anche se il primo importante precedente storico ha risolto un caso dai grandi risvolti mediatici, l'uccisione della tredicenne Yara Gambirasio. Per arrivare all'arresto di Massimo Bossetti ci vollero 4 anni, quando il DNA ignoto ritrovato sui vestiti della vittima venne analizzato tramite uno screening genetico della popolazione locale, e da lì attribuito prima ai familiari di Bossetti, e poi allo stesso colpevole.

La genealogia genetica non è uno strumento in grado di risolvere qualsiasi caso, dato che molti sono i Cold Case che questa moderna tecnica scientifica non è riuscita a dipanare. Ma rappresenta, in conclusione, un valido strumento a supporto delle forze dell'ordine, pur portandosi appresso un problema etico di tutela della privacy che non deve essere ignorato.

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