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09.12.24 – Articolo di Shannon Sindermann, traduzione di Giacomo Grisafi
Nel permafrost della Siberia è stata fatta una scoperta straordinaria: un giovane esemplare mummificato di gatto dai denti a sciabola, Homotherium latidens, congelato per oltre 35.000 anni. Questa scoperta, fatta lungo il fiume Badyarikha nel bacino del fiume Indigirka in Yakutia (Russia), offre una prospettiva su una specie estinta, di cui non esiste oggi animale analogo (1), nonché su uno dei felini più affascinanti dell'era glaciale. Ma come mai questo cucciolo di mummia affascina tanto paleontologi e biologi evoluzionisti di tutto il mondo? Lo scopriamo in questo articolo.
Il permafrost è lo strato di terreno permanentemente gelato che si trova a qualche metro di profondità, in zone ad alta latitudine. Quello della Siberia, è un vero e proprio tesoro di fossili appartenenti all'era glaciale. Ciò nonostante, la scoperta di un cucciolo di gatto dai denti a sciabola mummificato spicca per la sua rarità e importanza. Mentre le ossa possono dirci molto sulla storia di una specie estinta, le mummie - che riescono a preservare i tessuti molli dell'animale come la pelliccia, la pelle e talvolta gli organi interni - offrono informazioni molto più dettagliate. È l'atto stesso della mummificazione, spesso effettuato attraverso processi naturali o intenzionali come essicazione e imbalsamazione, a permettere la conservazione dei tessuti molli. Dalle mummie gli scienziati possono risalire alla dieta, lo stato di salute, lo sviluppo e gli adattamenti dell'organismo mummificato. Uno spettro di indagine che va di gran lunga al di là di quello concesso dal solo studio delle ossa.
L'esemplare in questione ha conservato, oltre ai tessuti molli, la pelliccia e persino la struttura muscolare, consentendo agli scienziati di studiarne l'anatomia in modo straordinariamente dettagliato. La datazione al radiocarbonio effettuata analizzando la pelliccia ha determinato l'età della mummia in 35.000 anni, collocandola all'epoca del Pleistocene superiore, quando questi predatori convivevano con i mammut e altri giganti dell'era glaciale (1). Lo stato di conservazione del cucciolo offre quindi spunti di riflessione non solo sulla sua specie, ma anche sul duro ambiente in cui viveva.
Homotherium latidens, noto anche come gatto dai denti a sciabola, era un membro della sottofamiglia Machairodontinae, un gruppo ampiamente definito come felini dai denti a sciabola. Questi felini estinti erano caratterizzati da canini allungati, che variavano per forma e funzione nelle diverse specie. Mentre Smilodon - la “tigre dai denti a sciabola” resa famosa da Diego nei film dell'Era Glaciale - aveva canini lunghi e ricurvi costruiti per la caccia all'agguato, Homotherium aveva canini più corti e seghettati ottimizzati per la caccia di resistenza su terreni aperti (1).
Il suo adattamento al contesto aveva portato allo sviluppo di arti anteriori allungati per l'inseguimento, di un collo robusto per sottomettere le prede e di denti specializzati nell'affettare la carne. L'esemplare mummificato conferma la teoria per cui il gatto dai denti a sciabola fosse perfettamente adattato ai climi freddi della Siberia, grazie a una pelliccia spessa e a orecchie piccole per resistere alle temperature gelide, proprio come i moderni animali artici (1).
Poiché la mummia è stata ritrovata con la testa e la parte superiore del corpo in gran parte intatte, gli scienziati hanno potuto condurre scansioni TC e modelli 3D per analizzare l'anatomia dell'esemplare, ottenendo così:
In mancanza di un analogo moderno, i grandi felini come tigri e leoni costituiscono il riferimento più vicino al gatto dai denti a sciabola.
Il collo dell'Homotherium misurava oltre il doppio di quello di un cucciolo di leone, mentre la struttura delle zampe (caratterizzata da cuscinetti subsquadrati e senza cuscinetto carpale), suggerisce un abilità nella camminata sulla neve paragonabile a quella della lince moderna.
La mummia di Homotherium è molto più di una semplice scoperta paleontologica. È una chiave per svelare questioni più ampie su evoluzione, estinzione e adattamento. Attraverso la sua osservazione approfondita sarà possibile:
La mummia di Homotherium latidens è quindi ben più di una scoperta scientifica: è un frammento di storia congelato nel tempo, che ci ricorda la straordinaria diversità della vita in un tempo a noi lontanissimo e l'interconnessione di tutti gli esseri viventi, siano essi piante, predatori o prede.
Questa scoperta non solo migliora la nostra comprensione del passato, ma apre anche la strada a ricerche future che potrebbero ridisegnare la nostra conoscenza della storia e della biodiversità della Terra. Con gli strumenti e le tecnologie avanzate di cui disponiamo oggi, ridisegnare un quadro quasi completo dell'era glaciale non è più un'impresa impossibile.
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