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Corallo di fuoco: risorsa per la salvaguardia delle barriere coralline 

28.09.22 – Giacomo Grisafi

Promega Lab Blog - Corallo di fuoco: risorsa per la salvaguardia delle barriere coralline

Nonostante occupino solo lo 0,1% del fondo oceanico della terra, le barriere coralline supportano e alimentano il 25% di tutte le specie marine del nostro pianeta fornendo loro habitat, cibo e favorendo una grande biodiversità. Inoltre, le barriere coralline proteggono le coste dalla furia del mare, grazie alla loro formazione a ridosso delle zone costiere, e sostengono l'economia (la pesca in particolare) con la loro biodiversità.

Le barriere coralline sono ecologicamente essenziali, ma continuano inesorabilmente a scomparire. Eppure, una speranza sembra rappresentata dal corallo di fuoco (Millepora), che grazie alle sue particolari caratteristiche è in grado di resistere anche sotto stress.

Scopriamo in questo articolo il corallo di fuoco, vera e propria risorsa delle barriere coralline.

Cos'è il corallo di fuoco?

Il corallo di fuoco è vecchio milioni di anni e lo si trova solitamente nelle scogliere soleggiate e poco profonde. Tende a crescere in acque tropicali e subtropicali, soprattutto nel Mar dei Caraibi (uno degli ecosistemi più biologicamente vari del pianeta). A prima vista il corallo di fuoco assomiglia ai coralli più comuni, ma basta toccarlo per rendersi conto delle differenze, dato che il veleno presente sulla superficie può causare reazioni cutanee (non a caso, questo tipo di corallo è stretto parente delle meduse).

La capacità di adattamento del corallo di fuoco

Il corallo di fuoco ha l'insolita capacità di crescere in due forme distinte, ottenendo così un vantaggio rispetto agli altri coralli caraibici. Può crescere verticalmente sotto forma di albero, con tronco e rami che si allungano verso l'alto, oppure orizzontalmente, assumendo le sembianze di un "foglio" e appiattendosi sopra una roccia o un'altra superficie.

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Il Corallo di Fuoco

La barriera corallina caraibica è afflitta da anni da grossi squilibri dovuti al riscaldamento globale, alle malattie, agli uragani e a una sovrabbondanza di alghe. Quando l'ambiente attorno a lei è tranquillo, la barriera corallina inizia ad affollarsi e a far nascere germogli di corallo nella sua forma ad albero. Questa forma, protesa verso l'esterno, permette al corallo di sfruttare appieno della luce solare che arriva dalla superficie e del plancton che galleggia nell'acqua. In questo modo il corallo prospera, diventando a sua volta forma di sostentamento per altri organismi che abitano la barriera.

Ma è proprio quando subentrano gli squilibri ambientali sopra citati che la caratteristica "muta forma" del corallo di fuoco risulta vincente. Mentre i normali coralli, se sottoposti a stress dovuti alle alghe o alle tempeste marine, perdono le loro ramificazioni tendendo di conseguenza a sgretolarsi, il corallo di fuoco può assumere la forma a "foglio" spalmandosi sugli scogli. In questo modo non solo resiste allo stress, ma riesce anche ad ampliare il suo raggio d'azione, sfruttando lo spazio lasciato vuoto dai coralli che, diversamente da lui, non resistono alle condizioni stressanti. Non a caso, in un periodo storico in cui qualsiasi altro tipo di corallo sta scomparendo dal pianeta, il corallo di fuoco è perfino riuscito ad aumentare la propria presenza.

Il futuro dei coralli

Le specie di corallo stanno diventando sempre più rare, e si stima che il 50% di loro sia già scomparso. Discorso diverso, come abbiamo visto, per il corallo di fuoco. Ma attenzione, perché la resilienza di questa preziosa specie non la mette al riparo da altri fattori di pericolo. Le ondate di calore marino per esempio, sempre più frequenti e intense, così come il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, rappresentano le principali cause di morte del corallo di fuoco.

La conservazione della fauna è uno degli obiettivi a lungo termine che in Promega ci siamo posti all'interno del nostro programma di responsabilità sociale. Uno dei modi in cui concretizziamo questo impegno è il finanziamento del Revive and Restore Catalyst Science Fund, ente che applica le biotecnologie ai problemi ambientali come quelli riguardanti le barriere coralline. Uno degli esperti al lavoro su questo fronte è il biologo marino Steve Palumbi che, finanziato proprio dal fondo, sta lavorando ai fattori di stress alla base del fenomeno dello sbiancamento. L'obiettivo del suo team è quello di controllare le risposte dei coralli allo stress da calore, identificando di conseguenza le specie più resistenti e avviandole verso specifici programmi di riproduzione. Il corallo di fuoco, proprio per le sue particolarità, è una delle specie sotto stretta osservazione.

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