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La rivoluzione del Clovibactin: l'antibiotico privo di resistenza antimicrobica
16.10.23 – Articolo di Riley Bell, traduzione di Giacomo Grisafi
La resistenza antimicrobica (AMR) mette a rischio l'efficacia della prevenzione e del trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni. Ad oggi, l'AMR è uno dei principali fattori di mortalità in tutto il mondo, ma un antibiotico di recente scoperta, il Clovibactin, potrebbe sparigliare le carte. Questo antibiotico uccide infatti gli agenti patogeni batterici resistenti ai farmaci, compresi quelli multiresistenti.
Nell'ultimo decennio gli antibiotici di nuova generazione introdotti sul mercato sono stati relativamente pochi e, per di più, spesso molto simili ai loro predecessori. Il Clovibactin si distingue dagli altri antibiotici perché è stato isolato da batteri non coltivabili mai entrati in contatto con questo antibiotico, cosa che gli ha impedito di sviluppare una resistenza.
Gli scienziati della NovoBiotic Pharmaceuticals hanno collaborato con il microbiologo Kim Lewis, PhD, professore presso la Northeastern University, allo sviluppo di un dispositivo chiamato iCHip, un metodo di coltura dei batteri che ha facilitato la scoperta del Clovibactin in un batterio isolato, prelevato da un terreno sabbioso nel North Carolina. I ricercatori hanno quindi condotto uno studio su topi infettati da Staphylococcus aureus, dimostrando come il Clovibactin sia in grado di attaccare con successo un ampio spettro di patogeni batterici. Il Clovibactin è stato analizzato tramite saggi biochimici, risonanza magnetica nucleare allo stato solido e forza atomica. Analisi che hanno portato alla scoperta di un meccanismo di uccisione insolito, che punta tre diverse molecole essenziali per la costruzione della parete cellulare (C55PP, lipide II e lipide IIIWTA).
Il Clovibactin si avvale di un'interfaccia idrofobica atipica per avvolgere strettamente il pirofosfato ed evitare l'interazione con i componenti strutturali variabili delle molecole bersaglio. Questa particolarità spiega la sua caratteristica principale, la totale mancanza di resistenza. Immaginiamo una gabbia che racchiude al suo interno il suo bersaglio. Non a caso, il nome Clovibactin deriva dalla parola greca "Klouvi", che significa gabbia.
Una volta che il Clovibactin si lega alle molecole bersaglio, si auto-assembla in grandi fibrille sulla superficie delle membrane batteriche. Le fibrille rimangono stabili per lungo tempo, permettendo alle molecole bersaglio di rimanere agganciate fino alla completa eliminazione del batterio.
Queste fibrille si formano solo sulle membrane batteriche che contengono gruppi pirofosfati ancorati ai lipidi e non su quelle umane. Pertanto, il Clovibactin danneggia selettivamente le cellule batteriche senza però essere tossica per quelle umane. Grazie al Clovibactin, la possibilità di progettare terapie efficaci su che non sviluppino la resistenza antimicrobica, sembra più che mai concreta.
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