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Clonazione: quando la scienza regala alla natura una seconda chance

06.06.21 – Giacomo Grisafi

Promega Lab Blog linee clonazione 1

L'estinzione di massa è un periodo geologicamente breve durante il quale vi è un massiccio sovvertimento dell'ecosistema terrestre, con scomparsa di un grande numero di specie viventi. Dalla comparsa della vita sulla terra ad oggi, se ne contano 5 (chiamate big five). La più conosciuta? Il famoso meteorite che cancellò i dinosauri. Secondo gli esperti, ci troviamo oggi nel bel mezzo della sesta estinzione di massa, la prima a essere causata da una specie in particolare (la nostra ovviamente).

Ad oggi, si contano più di 31.000 specie di animali in via di estinzione. Un processo irreversibile che solo il progresso scientifico può, in alcuni casi, scongiurare. Scopriamo in questo articolo alcune specie in via di estinzione che grazie alla clonazione godono di una seconda chance.

Elizabeth Ann: il furetto dai piedi neri

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La prima specie di cui vi parliamo è il furetto dai piedi neri, di cui la scienza ha cominciato ad occuparsi nel febbraio del 2018. Grazie allo sforzo congiunto di diverse associazioni come US Fish and Wildlife Service, Revive and Restore, ViaGen Pets & Equine e lo Zoo di San Diego, a febbraio 2021 è stata annunciata Elizabeth Ann, il primo furetto dai piedi neri clonato.

Elizabeth Ann è stata clonata a partire da un esemplare femmina di furetto di nome Willa morto nel 1988, grazie al trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT), una tecnica in cui il nucleo di una cellula donatrice viene trasferito in una cellula uovo il cui nucleo è stato precedentemente rimosso, generando cellule embrionali geneticamente identiche a quelle del donatore. Le varianti genetiche di cui Elizabeth Ann è provvista infondono grandi speranze per la diversità genetica di cui i furetti selvatici hanno bisogno.

Kurt, il primo cavallo di Przewalski clonato al mondo

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Il 6 agosto 2020 è nato il primo cavallo di Przewalski (una razza di cavallo nota anche come pony della Mongolia) clonato con successo presso una struttura veterinaria con sede in Texas come risultato dell'impegno di Revive & Restore, San Diego Zoo Global (SDZG) e ViaGen Equine. Il puledro è stato affettuosamente soprannominato Kurt in onore del dottor Kurt Benirschke, un noto animalista, ed è tanto adorabile quanto fondamentale per ripristinare la diversità genetica della sua specie.

Kurt è nato da una madre surrogata tramite una tecnica di clonazione interspecie che ha fuso il nucleo cellulare di una linea cellulare appartenente a uno stallone di Przewalski. La speranza è che Kurt possa accoppiarsi con successo, contribuendo alla diversità genetica della sua specie e, in definitiva, al futuro dell'innovazione nella conservazione delle specie.

Squali a rischio estinzione

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Oggi si contano oltre 400 specie di squali nei nostri oceani, ma si stima che ogni anno vengano uccisi circa 100 milioni di esemplari. Un numero di vittime spropositato, che mette questi animali in cima alla lista tra le specie marine più a rischio. Circa il 15% di tutti gli squali sono considerati "vulnerabili", in pericolo o in pericolo critico. A rendere il quadro ancora più complesso è il fatto che gli scienziati fanno sempre più fatica ad individuare e distinguere le specie; questo perché molti esemplari finiscono sul mercato senza testa o senza pinne, rendendo quindi difficile l'identificazione.

Un gruppo di scienziati brasiliani è riuscito a risolvere il problema prelevando DNA da squali sconosciuti. Tra il 2014 e il 2016 questi scienziati sono riusciti a raccogliere e identificare oltre 400 campioni di pinne o muscoli di squali, trovati nei porti di pesca lungo la costa settentrionale del Brasile. L'identificazione del DNA per distinguere le specie di squali in mancanza di indicatori morfologici comuni è un valido strumento per le forze dell'ordine nel contrastare la caccia a queste specie e nel comprendere meglio il quadro delle specie di squalo più a rischio.



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