Isle de Jean Charles, l'isola che non c'è più: come il cambiamento climatico ha già eroso le nostre comunità 

04..09.23 – Articolo di Giacomo Grisafi

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Questo articolo fa parte di una serie dedicata a luoghi nel mondo che stanno già subendo gli effetti del cambiamento climatico.

"Una volta qui era tutta campagna". Abbiamo imparato a dare a questa frase un'accezione spiritosa, quasi ironica. Ma per gli ormai ex abitanti dell'Isle de Jean Charles, diventati "rifugiati climatici" a partire dal 2016, la realtà dietro quello che per noi è diventato un luogo comune è drammatica e sconfortante.

Isle de Jean Charles è un piccolo villaggio sulla costa della Louisiana, negli Stati Uniti meridionali. Sorge su un terreno particolarmente instabile che, a causa della miscela esplosiva data dal cambiamento climatico e dai maldestri interventi umani, si sta letteralmente inabissando nel Golfo del Messico. Un tempo, questo agglomerato urbano si estendeva per oltre 9.000 ettari di terreno nelle baie a sud di New Orleans. Oggi, meno del 2% dell'isola emerge dalla superficie.

Per chi conosce la zona, "emerge" è una parola più che calzante. Vi è una sola strada che conduce al villaggio, una lunga striscia di asfalto circondata da acqua e paludi, che solo grazie al costante intervento dell'uomo riesce a restare a galla. Ma le piogge e le piene che si abbattono sul territorio fanno presto a cancellare quell'unico lembo di civiltà, isolando completamente Isle de Jean Charles dal resto del mondo. Quando le condizioni meteo permettono di percorrere la strada, il paesaggio offerto da Isle de Jean Charles è talmente assurdo da sembrare frutto della sceneggiatura di un classico film apocalittico hollywoodiano; una manciata di case costantemente a pelo d'acqua, con gli abitanti costretti a muoversi in barca abituati a vivere sull'orlo di un pericoloso equilibrio con l'ambiente circostante.

La storia e il futuro dell'Isle de Jean Charles

All'apice della sua popolosità, l'Isle de Jean Charles contava 300 famiglie. Fino a poco tempo fa, ne rimanevano appena 26, divise tra chi sentiva l'impellente urgenza di abbandonare la nave prima che affondasse, e chi invece, di abbandonare la propria nave, la propria casa, non ne voleva proprio sapere. La dicotomia tra questi due gruppi era ben visibile anche a livello urbanistico; le abitazioni dei "pronti a partire" semi abbandonate, perennemente a sfioro sull'acqua, quelle degli "affezionati" arrampicate su palafitte, nel vano tentativo di sfuggire al problema. Vano, perché l'abbattimento sulla zona dell'uragano Ida nel 2021, l'ultimo di una serie infinita di sconquassi climatici, ha convinto anche gli ultimi stoici ad alzare bandiera bianca.

A partire dal 2016 la Louisiana ha ricevuto 48,3 milioni di dollari dal governo americano con il preciso intento di riallocare i membri della comunità dell'Isle de Jean Charles. Di provare a salvare la cittadina, nessuno ha mai parlato. Semplicemente, Isle de Jean Charles cesserà di esistere, inabissata sotto il Golfo del Messico. Chi abitava quel terreno insidioso è già stato sistemato a New Isle, una città costruita da zero a circa 40 miglia a nord dell'ormai vecchia Isle de Jean Charles, con buona pace dei suoi ex abitanti. Le ultime famiglie che ancora abitavano la vecchia cittadina, sono state trasferite durante l'estate 2023.

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Il destino di questa comunità è ancora più assurdo se ne si conosce l'origine, risalente agni anni Trenta del XIX. Nel 1830 il governo americano firma l'Indian Removal Act, che prevedeva la deportazione delle tribù native americane originarie degli Stati Uniti orientali verso i territori ad ovest del fiume Mississippi. Alcuni, furono insediati proprio a Isle de Jean Charles. Due secoli più tardi, i discendenti di quegli esiliati sono costretti a emigrare dagli stessi terreni a cui i loro avi erano stati confinati, diventati inagibili per le conseguenze del cambiamenti climatico e dell'intervento umano.

Climate Change, il delta del Mississippi

Lo sappiamo. Già di per sé, il cambiamento climatico è in buona parte responsabilità dell'incuria e del disinteresse dell'uomo. Ma nel caso della Louisiana, così come in altre zone del mondo, nel corso della storia l'essere umano ha perfino calcato la mano. La Louisiana, culla delle culture creola e cajun e nota soprattutto per la città di New Orleans, è uno stato americano affacciato sul Golfo del Messico, grande quanto tutto il nord e buona parte del centro Italia. Lo sviluppo urbano e sociale di questo stato è da sempre legato al fiume Mississippi, uno dei più lunghi al mondo e che, alla foce, confluisce in un terreno paludoso e lagunare che costituisce la maggior parte del territorio costiero dello stato della Louisiana.

Gli stravolgimenti che hanno sconvolto Isle de Jean Charles, sono solo il preludio di ciò che succederà all'intera zona della Louisiana che si affaccia su questo intricato territorio lagunare. A causa dell'aumento delle temperature i terreni di questo stato sono diventati più asciutti, le precipitazioni annuali sono aumentate sotto forma di acquazzoni e tempeste tropicali, e il livello del mare si sta alzando. L'innalzamento dei mare in particolare, oltre a danneggiare i raccolti, accelera l'erosione costiera e fa sprofondare il terreno e gli insediamenti umani.

Sono stati i sedimenti del Mississippi, nel corso del tempo, a creare quel territorio paludoso che comprende oggi la maggior parte della Louisiana costiera. E sono proprio i sedimenti del fiume, a compensare l'innalzamento dei mari. Oggi però, lo sviluppo delle strutture umane lungo la costa, il drenaggio delle zone umide per creare spazio e la canalizzazione delle vie di navigazione, hanno ridotto o modificato i flussi sedimentali, facendoli fluire direttamente nel Golfo del Messico e abbattendo, di fatto, quella barriera naturale fondamentale per arginare l'innalzamento marino.

Il processo umano di interferenza sul corso del Mississippi ha origini antiche; fin dall'arrivo dei primi coloni dall'Europa infatti, soprattutto nelle zone vicine alla foce, questo fiume è stato spesso soggetto a deviazioni, dirottamenti e modifiche del suo naturale corso. Non a caso, la zona del delta del Mississippi sta scomparendo a ritmo vertiginoso, e ogni ora si inabissa l'equivalente di un campo da calcio. La Louisiana, già di per sé da sempre esposta a uragani e cicloni, rischia di scomparire più in fretta di altre zone nel mondo. La stessa New Orleans, con tutto il suo fascino dei palazzi francesi e dei locali jazz, secondo le stime potrebbe finire sott'acqua entro il 2050.

Fonti:



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