Articoli correlati
Luciferasi NanoLuc®: il futuro luminoso dell'imaging in vivo ›
Notice: Promega will be performing essential system updates January 21–25.
Order processing and shipping will pause starting January 21 at 4:00 PM CST and resume on January 26.
Please plan to order in advance for any products needed during this timeframe.
Please contact Customer Service with any questions.
It looks like you are having trouble logging in, please try our dedicated login page.
Grazie per aver verificato il tuo indirizzo email.
C'è stato un errore nella verifica dell'indirizzo email. Riprova o contatta il servizio clienti
20.06.22 – Giacomo Grisafi
Squid Game è la popolarissima serie tv coreana di Netflix che ha contagiato spettatori di tutto il mondo. Il nome della serie prende spunto da un gioco molto noto in Corea, il gioco del Calamaro (Squid).
In questo articolo parliamo proprio dei calamari, creature misteriose che popolano mari e oceani la cui complessa biologia ancora oggi non è del tutto chiara.
Un recente concorso fotografico indetto da Promega Svizzera ha premiato la foto di Urs Albrecht dal titolo "One Out". La foto, che mostra un gruppo di giovani calamari, è prova della complessità biologica di queste creature. Uno dei calamari infatti, in netto contrasto cromatico con il resto del gruppo, viene "isolato" per motivo a noi ignoti. Che l'isolamento abbia scatenato un emozione negativa, in grado di suscitare il cambio cromatico del calamaro? Non lo sappiamo, ma in questo articolo proviamo ad addentrarci nelle caratteristiche e curiosità di queste affascinanti creature marine.
I calamari sono molluschi cefalopodi con tentacoli attaccati alla testa. Nel corso dell'evoluzione hanno perso il guscio, sviluppando cervelli molto grandi e occhi efficaci come una fotocamera ad alta risoluzione. Il loro sistema nervoso poi, altamente sviluppato, ha un cervello centrale che funge da unità decisionale e un sistema nervoso periferico che elabora le informazioni motorie e sensoriali.
Come tutti i cefalopodi, i calamari mostrano un impressionante capacità di mimetizzazione e variazione cromatica che usano come strumento di comunicazione. Possono cambiare il loro aspetto per adattarsi all'ambiente circostante o per distinguersi, grazie alle cellule e ai tessuti specializzati da cui sono composti. Negli strati superiori della loro pelle i cromatofori (cellule contenenti pigmenti rossi, gialli o marroni) sono attaccati a muscoli direttamente collegati al cervello. Contrazione e rilassamento dei muscoli aumentano o diminuiscono le sacche pigmentate dei cromatofori, consentendo ai calamari di esibirsi in differenti fantasie cromatiche come bande, strisce o macchie.
A questo si aggiungono gli iridofori, cellule incolori che appartengono agli strati più profondi della pelle di questi cefalopodi. Gli elementi strutturali all'interno degli iridofori riflettono specifiche lunghezze d'onda della luce e cambiano colore a seconda dell'angolo di visuale, rendendo la pelle dei calamari iridescente. Nonostante siano daltonici, i calamari esercitano un controllo perfetto sul colore della loro pelle e sono in grado di cambiare il loro aspetto in un batter d'occhio.
Non si sa molto del meccanismo alla base di questa loro capacità mutativa, anche se una teoria sostiene come questi animali riescano a rilevare la luce attraverso la pelle grazie all'opsina, una proteina transmembrana utilizzata per gli stessi scopi anche dalle seppie. Ad oggi è ancora difficile capire se la variazione cromatica di cui è capace il calamaro sia un semplice riflesso automatico oppure una reazione volontaria dovuta alla sua spiccata intelligenza.
“Gli esseri umani dovrebbero mostrarsi più umili nei confronti della natura quando la osservano, perché anche se riteniamo di essere migliori, non lo siamo. Siamo in realtà molto più simili alle altre creature viventi di quanto crediamo”.
Urhs Albrecht
I calamari si mimetizzano nell'ambiente circostante per cacciare o eludere i predatori, ma anche per comunicare tra loro e trovare una compagna. Quando sono in cerca di un partner, i calamari maschio utilizzano un codice binario: rosso per attirare le femmine e bianco per scoraggiare possibili competitor. Ma, a volte, hanno bisogno di inviare più messaggi alla volta. Dividono quindi il loro corpo in una doppia colorazione, con l'obiettivo da un lato di catturare l'attenzione di calamari femmina, e dall'altro di mostrarsi ostili nei confronti di altri esemplari maschili. Il calamaro di Humboldt, chiamato anche "calamaro jumbo", comunica con i suoi simili attraverso lampi di colore rosso-bianco. Può modulare frequenza e ampiezza di questi lampi e persino sincronizzarli con altri.
Per produrre luce, il calamaro di Humboldt, così come altre specie di calamari, sfrutta i fotofori contenenti l'enzima luciferasi e il suo substrato, la luciferina. Anche il calamaro lucciola, che popola le coste giapponesi, è intrinsecamente bioluminescente, mentre il calamaro delle Hawaii prende in prestito la capacità di brillare dai batteri che ospita nel suo organismo.
La capacità luminescente di questi animali viene usata sia a scopi comunicativi che difensivi, ma per quanto riguarda quest'ultimo aspetto non si tratta della loro unica arma di difesa. I calamari che abitano più vicino alla superficie dell'acqua hanno a disposizione una sacca piena d'inchiostro che espellono se minacciati per confondere i loro aggressori e fuggire. I loro cugini che abitano nelle profondità marine invece, come il calamaro vampiro, spruzzano un muco bioluminescente appiccicoso.
Nonostante le già numerose e incredibili caratteristiche descritte fin qui, il potenziale dei calamari non è ancora del tutto noto. Ciò che è certo è come questi animali siano in grado di vedere, sentire e comunicare, ma la loro biologia non è stata ancora svelata per intero.
Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!