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Influenza aviaria: il segreto della trasmissione tra specie
11.03.24 – Articolo di Johanna Lee, traduzione di Giacomo Grisafi
L'influenza aviaria è ormai da anni un problema di salute pubblica sempre più evidente. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, la frequenza dei focolai di influenza aviaria e la diversità dei suoi sottotipi virali sono aumentate in modo significativo nell'ultimo decennio. Solo nel 2023, in Europa, sono stati segnalati quasi 500 focolai da virus H5N1 (uno dei sottotipi virali di aviaria più diffusi), prevalentemente su uccelli, animali da fattoria e da cortile. I paesi colpiti sono stati 24, Italia compresa, con Germania e Ungheria in cima alla classifica per focolai segnalati.
La capacità dei virus dell'influenza aviaria di infettare diverse specie di mammiferi, in particolare gli esseri umani, è una delle preoccupazioni maggiori della comunità medica. Ad oggi, i casi di trasmissione umana sono rari, ma la possibilità che il virus muti, adattandosi anche a noi, non esclude il rischio futuro di una contaminazione o, nello scenario peggiore, di una pandemia. Se esposto a questo virus, il corpo umano subisce malattie che vanno da una lieve infezione delle vie respiratorie superiori (febbre e tosse) a una rapida progressione fino a polmonite grave, sindrome da distress respiratorio acuto, shock e persino la morte.
Il modo in cui il virus riesce a diffondersi tra specie di tipo diverso è stato a lungo un mistero, ma un recente studio pubblicato su Science potrebbe aver trovato la risposta.
Un team di ricerca ha scoperto una proteina cruciale, ANP32A, che potrebbe nascondere il segreto della capacità del virus aviario di replicarsi. Le proteine ANP32 sono essenziali per la replicazione del virus, perché sostengono la polimerasi virale. L'ipotesi di partenza è che ANP32A venga trasportata all'interno delle particelle di IAV e consegnata alla cellula ospite per facilitare la replicazione. Utilizzando la microscopia elettronica, il team di ricerca ha scoperto come ANP32A venga effettivamente impacchettata nella particella IAV, attaccata probabilmente alla polimerasi virale.
Raggiunto questo primo risultato, il team si è occupato di confermare come ANP32A venga trasferito nelle cellule bersaglio dei mammiferi al momento dell'infezione virale. I primi test eseguiti con metodi tradizionali, come il Western blot e l'analisi confocale, non hanno avuto successo. Non riuscendo a rilevare la proteina, i ricercatori hanno ipotizzato come la quantità potesse essere troppo bassa per essere rilevata con i metodi tradizionali e hanno provato a utilizzare la tecnologia di rilevamento HiBiT, più sensibile e basata sulla luminescenza. Questa tecnologia tagga le proteine agganciandole a un piccolo peptide, chiamato per l'appunto HiBiT. Quando HiBiT si lega a un frammento complementare di luciferasi NanoLuc (LgBiT), la luminescenza prodotta consente di individuare la proteina. Questo metodo altamente sensibile ha permesso al team di ricerca di rilevare l'ANP32A trasferito nelle cellule bersaglio mentre, tramite ulteriori test, gli scienziati sono riusciti a provare come le proteine ANP32A aviarie trasferite sostengano l'attività polimerasi del virus nelle cellule bersaglio.
Alla base della replicazione virale dell'influenza aviaria c'è quindi la proteina ANP32. Una volta conclusi i primi cicli di replicazione, possono poi verificarsi mutazioni che consentono alla polimerasi aviaria di interagire con la proteina ANP32 dei mammiferi. A riprova di questa ipotesi, i ricercatori hanno scoperto che il confezionamento della proteina ANP32A aviaria aumenta la percentuale di virus con mutazioni adattative, spiegando quindi la capacità di ANP32A di determinare una trasmissione virale interspecie da uccelli a mammiferi.
Lo studio condotto rappresenta un grosso passo avanti nella comprensione della trasmissione interspecie dell'influenza aviaria, tanto da uccelli a mammiferi quanto, eventualmente, da animale a essere umano. Le nuove scoperte possono aiutare la ricerca a sviluppare nuove strategie di intervento per impedire la diffusione di questo virus.
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